lunedì 28 novembre 2011

L'alibi



Un sì e un no ...
intrecciati un una danza di percezioni, ricordi, effetti e difetti. Tanti, troppi anni della tua vita ad inseguirmi tuo malgrado e con il mio stupore.
E' accaduto il tuo innamorarti, poi il mio innamorarmi...così... dimenticarti.
Le vite furibonde che hanno incrociato la mia con colpi violenti mi hanno portata su nell'aria in un vorticoso volteggiare.
"Cadrò, mi farò male", ripetevo...ma inebriante era il mio disequilibrio, tanto che non riuscivo a sentire altro che il mio volo nel vento...il freddo...e Dio.
Tu fermo a guardare, bloccato e stupito con remore meschine...tue... e di chi accanto ti sussurrava lacrime per tenerti a sé.
Anni e anni in un limbo nero mentre il tuo cuore a poco a poco a sgretolarsi...ed io...volare in uno spazio ora affollato...ora nel vuoto, imparando la destrezza del gioco appassionato...tra il sacro e profano, tra la vita e la morte.
Quanto tempo hai atteso e quanto mi ha dato di temere l'attesa del tuo tempo...sempre in fuga lontana il più possibile, con casuali incontri che destavano in te il riconfermare di me.
E quello stesso amore...malato...inseguirmi in un insieme di pretesti... "Perché tu... perché io...perché noi non"!

Fermati! Astieniti dal pronunciare altro. Fa un passo...cento passi indietro.
Non faccio parte dei tuoi fallimenti, della tua povertà e del tuo rancore innato. Non sono complice della tua inerzia. Semmai mi avessi amata, come affannosamente e inutilmente dici da mille vite, ora la mia anima si delizierebbe del tuo essere divenuto per amore mio. La tua pelle esulterebbe in sospiri e sorrisi di altro viso, di altra bocca. Avresti attinto da essa tutti i baci e tutte le parole di compagnia tranciate da me. Perché attraverso il canale del mio amore avresti irrotto come un fiume in piena che può solo deviare il suo corso, ma non può smettere di fluire.

Misero che sei, non farò parte della tua storia. Ne appresi l'eventualità e mi dislocai nell'immediato. Non avrò alcuna parte con te e non avrò colpe del tuo fallire, della tua solitudine. La tua aridità mostra pietre ingiallite e polverose, essiccando all'istante le gocce di rugiada delle foglie accanto.
Così, mi distanzio da te il più possibile...allontanando i miei occhi, il mio cuore e a poco a poco...nella lentezza dei giorni di figura vecchia e stanca...dimenticherò di essere stata per una vita... il tuo alibi...di nullità.

Angie Nap